Niente pensione per l’investigatore privato Mario Borri. “Mistero sul lago nero” di Massimo Cassani

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Anche se per molti oggi la pensione più che una tappa certa della vita (come la prima volta a letto con un una donna, il primo lavoro e il primo, e si spera anche l’ultimo, mutuo) appaia dotata delle medesime caratteristiche dell’orizzonte – suadente ma irraggiungibile -, non da tutti è vaneggiata allo stesso modo. Per esempio, non è cosi per Mario Borri, che di anni ne ha sessantacinque. Quaranta li ha passati a lavorare come investigatore privato. Dei primi venticinque non sappiamo nulla ma conoscendo il personaggio forse è meglio così.

L’ultimo giorno prima della pensione

In quello che dovrebbe essere l’ultimo giorno lavorativo della sua vita, il detective cerca di affogare la malinconia in due dita di Jack Daniel’s liscio, con le gambe allungate sulla scrivania e lo sguardo al soffitto. Si dice triste ma in fondo probabilmente è sollevato, pronto a godersi un po’ di riposo. Eppure rimane piacevolmente stupito quando all’improvviso una donna entra in ufficio. È bellissima, come non manca di far notare il detective che nonostante l’età avanzata riesce ad emozionarsi di fronte a una creatura avvenente. L’accoglienza che riserva Mario Borro alla potenziale cliente non è delle migliori. Ricorda l’approccio di Groucho, lo storico assistente di Dylan Dog. L’effetto è lo stesso e la donna è tentata di desistere e rivolgersi a qualcun altro. Ma decide di restare, si risiede e comincia a raccontare la sua storia.

Il caso: un’eredità, tra clausole e complicazioni

In poche parole: la zia è morta, lasciando cinque milioni di euro alla cliente e alla sorella. Ma c’è una clausola ad hoc per ognuna delle ereditiere: la sventola che si è presentata in studio non avrebbe dovuto per un anno intero bere alcool, di cui è una grande appassionata. La sorella, invece, non avrebbe dovuto godere di un altro piacere: quello del sesso, di cui sembra non potere fare a meno. Ma c’è di più. Se una delle due dovesse sgarrare, la sua parte di eredità passerebbe all’altra. La cliente, che naturalmente vuole per sé l’intera somma, deve solo aspettare che la sorella non rispetti l’accordo, cosa che – ne è sicura – succederà. Il problema è come dimostrarlo.

Mentre per controllare che una persona non abbia bevuto alcool basta fare gli esami del sangue periodicamente, non c’è un test per verificare la consumazione di un atto sessuale. Mario Borri dovrà allora documentare con foto o video l’attività sessuale della sorella, che fatica ad avere il letto tutto per sé anche solo per una notte. Per svolgere questo lavoro la creatura di Massimo Cassani è costretta a partire per Mirate al lago.

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Massimo Cassani

Le cose non vanno sempre come ci si aspetta, e ancor meno nei romanzi

Così Mario Borri si mette in viaggio, lasciando la sua adorata Milano. Il solo pensiero che lo conforta sta nella certezza che l’indomani sarebbe stato di ritorno a casa a godersi (finalmente) la meritata pensione. Ma le cose, come ben sapete, non vanno sempre come ci si aspetta. E ancora meno nei romanzi.

Tra ciacciatori, nani da giardino e guardiani di cinghiali

Il detective, una volta giunto sul lago, scopre un mondo nuovo, che è incapace di decifrare e comprendere, e ciò che non si capisce finisce sempre per venire deformato. Mirate al lago è un paese in prossimità di un non ben identificato lago del nord Italia, ma soprattutto è un luogo che Mario Borri non capisce. Certo non corrisponde all’idea idilliaca che nella testa appare a tutti noi non appena pensiamo ai fantastici paesi che si affacciano sul lago di Como, sul lago Maggiore o sul lago di Garda. A cominciare dal lago, che è nero fin dal titolo. E certamente, a un primo incontro, non si possono definire accoglienti gli abitanti di Mirate: sgarbati baristi che preparano pessimo caffè e vendono vino nel cartone, cacciatori di cinghiali che hanno imparato prima a sparare che a leggere, vecchietti con le carte in mano che non si capisce se siano reali o finti come certi nani da giardino, guardiani dei cinghiali con la faccia scura perché mal lavata più che abbronzata, persone che hanno abolito non solo il verbo essere ma anche il verbo avere.

Assaggio

Un posto, comunque dove le voci girano. Ecco, a questo proposito, un (divertente) dialogo tra il detective e l’albelgatrice, proprietaria della pensione dove alloggia Mario Borri a Mirate.

“Le voci sono fatte così”, le ho risposto. “Spesso girano, come le scatole. E cosa dicono queste voci?”

Si è rimirata la mano e ha ruotato due o tre volte uno dei suoi anelli. “Mah… ieri notte si sono sentiti colpi d’arma da fuoco…”

Ho cercato di non far trasparire alcuna espressione: “Non dev’essere così strano”, ho detto, “questo è un posto di cacciatori, no?”

“I cacciatori non sparano di notte”.

“I cacciatori sono gente strana, a quanto mi risulta”.

Ha sospirato e si è tolta la sigaretta dalla bocca. Poi se l’è rificcata dentro, all’angolo opposto: “Ho detto colpi d’arma da fuoco, non di fucile. E ieri notte si sono sentiti sia colpi di fucile sia colpi di pistola”.

“Sono tutti periti balistici da queste parti?”

“No”, ha risposto, “ma ci sono eprsone che hanno cominciato ad andare a caccia prima ancora di imaprare a leggere e sanno distinguere una fucilata da una pistolettata”.

(Mistero sul lago nero, Massimo Cassani)

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MASSIMO CASSANI

“Mistero sul lago nero”

Laurana Editore

Pagine 251,  € 15.00.

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