Una Milano d’altri tempi. “Vite vere compresa la mia” di Beppe Viola

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Una Milano che non c’è più

Se – ahimè – avete come il sottoscritto le tempie diradate e allo stesso tempo un po’ imbiancate, allora il nome di Beppe Viola non vi sarà di certo sconosciuto. Inquadrarlo in una categoria è riduttivo e offenderebbe la sua intelligenza. Viola è stato giornalista, con un’interpretazione del tutto originale del ruolo, ma anche scrittore, sceneggiatore, autore di testi di cabaret e di canzoni, in collaborazione con Enzo Jannacci, suo grande amico.

Le prefazioni di Jannacci e Bartezzaghi

È proprio Jannacci a scrivere una delle due prefazioni del libro, pubblicato per la prima volta nel 1981 da Milano Libri Edizioni ed intelligentemente riproposto da Quodlibet nel 2015, in una pregevole edizione arricchita da nuovi contenuti, riconoscibile dalla copertina rossa che presenta una caricatura dell’autore realizzata da Altan. Nell’altra prefazione, Bartezzaghi è costretto suo malgrado ad ammettere che nel libro si racconterà una Milano che non c’è più, ben consapevole di avere utilizzato un’espressione fin troppo abusata e che avrebbe fatto inorridire l’autore.

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Enzo Jannacci e Beppe Viola

Uno stile ironico e disincantato

Nel raccontare alcuni episodi della propria vita, e di riflesso anche di alcuni personaggi, alcuni di fantasia, altri realmente esistenti, con quello stile ironico e disincantato che da sempre lo avevano contraddistinto, Viola racconta una Milano che sembra lontana da quella attuale, più austera e più scanzonata allo stesso tempo, una città che viveva di Derby (sia in senso calcistico che cabarettistico), che sognava con Rivera, o Mazzola, a seconda della fede, che profumava dei dolci di Gattullo e che fremeva per una corsa di cavalli all’Ippodromo vicino a San Siro.

Un’epoca in cui il talento veniva premiato

Una Milano in cui se avevi talento riuscivi ad emergere anche senza aiuti da parte di chi conta, come dimostra l’esperienza in RAI di Beppe Viola, mai entrato nelle grazie dei dirigenti, ma che, nella pur breve vita, ha saputo diventare un artista a tutto tondo della penna. Altro che molti biromani di oggi (l’espressione è sua, ovviamente, io posso solo limitarmi a copiarla). Chi ben conosce il capoluogo lombardo saprà calarsi agevolmente nell’ambientazione del libro. Chi non lo conosce si faccia una salutare (smog a parte) gita fuori porta per scoprire questi luoghi che, magari meno affascinanti di un tempo, esistono ancora.

Un viaggio in poltrona

Oppure, più comodamente, stia seduto in poltrona e si faccia guidare da Beppe Viola. Si godrà un’opera davvero ben scritta, autoironica, ricca di neologismi e modi di dire curiosi, che sa principalmente divertire ma anche far riflettere su quello che c’era e non c’è più, compreso un certo modo di intendere il giornalismo e forse anche la vita, attraverso il ricordo di chi l’ha vissuto ed è capace di farlo rivivere con l’utilizzo sapiente della parola.

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BEPPE VIOLA

“Vite vere compresa la mia”

Quodlibet

Pagine 278, € 17.00.

 

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