La lettura che salva. “Una lezione d’ignoranza” di Daniel Pennac

Daniel-Pennac

Per ognuno di noi esiste una persona che durante l’infanzia abbiamo considerato speciale. Che sia la maestra, il professore, l’educatore o il mentore, diciamo che hanno “cambiato le nostre vite”. “Riconosciamo che senza di loro non saremmo ciò che siamo”, dice Daniel Pennac, in apertura del suo discorso in occasione del conferimento della laurea ad honorem in pedagogia nel marzo 2013 all’Università di Bologna. Questi professori erano speciali perché incarnavano la loro materia. Gli altri si limitavano a insegnarla. I professori, quelli speciali, ci hanno trasmesso il desiderio di sapere. Noi potevamo essere un allievo tra tanti ma per noi loro erano unici.

La voce del mio genio cattivo

Pennac – racconta a Bologna – era un pessimo studente, quello che comunemente definiamo “somaro”. Non corrispondeva a nessuno dei criteri del sapere che l’istituzione pretendeva da lui. Tre quarti di noi – e credo di non esagerare usando una frazione del genere – non aveva nessuna voglia di andare a scuola. Eravamo svogliati e pigri. Avevamo voglia solo di giocare. Vedo già il naso arricciarsi in segno di fastidio in chi invece di divertirsi studiava e prendeva sempre il massimo dei voti. Eppure Pennac, uno degli scrittori più conosciuti al mondo e tra i più stimati pedagoghi dell’era contemporanea, era uno dei nostri e cosa ancora più bella ringrazia quella “voce del mio genio cattivo”, a cui attribuisce il merito di averlo reso capace di diventare l’uomo che è.

Pedagoghi e demagoghi

Pennac parla poi della solitudine. Un sentimento che ci accomuna tutti e che ognuno di noi cerca di mitigare associandosi a un gruppo, nel quale cerca di definire la propria identità, col solo esito di perderla ulteriormente. Ciò che accomuna tutti questi gruppi, dice Pennac, è il disprezzo nei confronti degli intellettuali, parola pronunciata il più delle volte come un insulto.

“In primo luogo da molti adolescenti, per i quali l’aggettivo ‘intellettuale’ pare suggerire un certo qual deficit di virilità e di capacità di adattamento al mondo reale… Ma anche dai nostri mezzi di comunicazione di massa, che associano l’aggettivo ‘intellettuale’ a una profondissima noia, a elucubrazioni astruse e ad atteggiamenti snobistici. Infine, su scala europea, da molti uomini politici che presentano l’intellettuale come l’emblema dell’idealista irresponsabile, del privilegiato arrogante, dell’imprenditoria se non addirittura dell’intelligenza corrotta”.

Questo discorso sancisce la vittoria del demagogo sul pedagogo. Mentre il primo dischiude in noi la curiosità e risveglia il desiderio di sapere, il secondo invece sfrutta il nostro sentimento di solitudine per sostituire allo spirito critico il dogma, al ragionamento lo slogan. Il pubblicitario, altro opposto del demagogo, offre al solitario un ideale consumistico che trasforma il desiderio di essere nel bisogno di avere.

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Il ruolo delle lettura

Come panacea capace di salvare la nostra capacità critica Pennac suggerisce la lettura.

Non riesco a togliermi dalla testa l’idea che la compagnia dei nostri autori preferiti ci renda più frequentabili a noi stessi, più capaci di salvaguardare la nostra libertà di essere, di tenere a bada il nostro desiderio di avere e di consolarci della nostra solitudine.

Pennac, tra i tanti colpevoli della scarsa popolarità tra i giovani della lettura, indica il sistema scolastico, che a inizio anno manda gli studenti in libreria con la famigerata “lista dei libri da leggere” come un dottore manda un malato in farmacia: tre gocce di Mallarmé e un mese di Madame Bovary e vediamo poi i risultati delle analisi. Non c’è da stupirsi che usciti dalle quattro mura scolastiche i diplomati staranno ben alla larga da qualsivoglia libro.

I Passeur

Dopo essersi scagliato contro quelli che definisce “I guardiani del tempio“, che decretano l’assoluta necessità di leggere ma denunciano la morte della letteratura, Pennac chiude il suo intervento con delle figure speciali: i Passeur. Professori, critici, letterati letterari, libraie bibliotecari. Genitori, parenti, amici e conoscenti. Passeur sono tutti coloro che ti fanno innamorare della letteratura senza riserve di sorta. Che ti suggeriscono Fabio Volo se se sanno che ti può fare emozionare e Bernard Malamud se capiscono che fa al caso tuo.

Passeur sono i lettori la cui biblioteca contiene solo pessimi romanzi perché i libri migliori li ha dati in prestito e nessuno li ha mai restituiti.

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DANIEL PENNAC

“Lezione di ignoranza”

Astoria

Pagine 30, € 6.00.

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