Tra teatro e realtà. “L’umiliazione” di Philip Roth

Philip Roth

Chi vi scrive ritiene Philip Roth il miglior scrittore vivente, e pertanto l’aspettativa al momento di iniziare a leggere una sua opera è sempre molto elevata. Ci sono autori che si distinguono per l’abilità nel creare trame appassionanti, ricche di colpi di scena che tengono i lettori incollati al libro, ed autori che hanno il loro punto di forza nello stile ricco e ricercato, nella capacità di introspezione e di scavare a fondo fino al cuore dei personaggi. Roth appartiene indubbiamente alla seconda categoria: leggendo i suoi libri non si freme dalla voglia di sapere cosa succederà, piuttosto si indugia su ogni singola pagina per assaporare il talento smisurato nella scrittura. D’accordo, talvolta finisce per specchiarsi troppo nella sua bravura ma è un peccato di vanità che gli si può perdonare.

Un attore che non sa più recitare

L’incipit di “Umiliazione” è spiazzante: il tema centrale dell’opera è subito svelato, senza troppi fronzoli. Il protagonista, Simon Axler, celebre attore teatrale, non è più capace di recitare. Dopo gli ultimi fiaschi e le conseguenti stroncature di pubblico e critica salire su un palco è diventata una fatica insormontabile. Anche lo stile spiazza, non sembra nemmeno di trovarci al cospetto di un romanzo di Roth: frasi brevi, spezzate, a cui non siamo abituati, forse a voler sottolineare il disagio del protagonista. La crisi professionale diviene ben presto esistenziale: Axler vive da solo e il fisico comincia a risentire degli acciacchi dell’età. Decide di curarsi in un ospedale psichiatrico, dove rimarrà per circa un mese. Qualche tempo dopo le dimissioni dalla clinica, un incontro cambia radicalmente la sua vita.

Una giovane lesbica più giovane di 25 anni

A bussare alla sua porta arriva Pegeen, figlia di vecchi amici, anch’essi operanti nel mondo del teatro. Quale cura migliore per un vecchio depresso di una donna più giovane di 25 anni? I problemi però non mancano. Pegeen, ormai quarantenne, ha un passato da lesbica, e ha appena piantato in asso una preside di facoltà che la tormenta con uno stalking incessante. Per giunta, oltre alla differenza di età e ai tormentati gusti sessuali di lei, la coppia deve affrontare l’avversione da parte dei genitori della ragazza, preoccupati del rischio che la figlia diventi ben presto la badante di un vecchio in pieno decadimento fisico e morale.

Un Roth che non riesce a essere Roth

Come da consuetudine rothiana, non manca una certa morbosità nel descrivere le scene di sesso, che diventano di importanza sempre più rilevante nello svolgimento della trama. L’occasionale inserimento di una terza donna nei giochi erotici della coppia rischia di spezzare il labile equilibrio. Riusciranno Axler e Pegeen a proseguire felicemente la navigazione nonostante la presenza di tutti questi scogli minacciosi? Il finale è in crescendo, ma nel complesso l’opera non decolla definitivamente, è come se Roth faticasse a stendere la falcata; non è certo la sua opera di punta, siamo ben lontani da capolavori quali Pastorale americana, La controvita o Il complotto contro l’America, tanto per citarne alcuni, ma è comunque sopra la media di quanto offre il panorama editoriale.

D’altronde, è pur sempre Roth, no?

9788806222956

PHILIP ROTH

“L’umiliazione”

Einaudi

Pagine 113, € 10.00.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...