Natale: un giorno come gli altri

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Natale è un giorno come un altro. La gente muore, si fa male, si ammala e ferisce. Per questo non posso riposarmi neanche stanotte. La città ha bisogno di me. Mi alzo dal letto e mi comincio a vestire. Per me indossare la divisa è un rito come alzare due volte il coperchio della caffettiera prima che salga il caffè, per controllare se stia uscendo o no. Una serie di gesti non essenziali ma fondamentali.

Giunto alla giacca, infilo la pistola dentro la fondina. Entra mia moglie e mi cerca di convincere a non andare, a darmi malato. Le rispondo che è fondamentale. La città ha bisogno di me. Lei mi risponde che nessuno ha bisogno di me, nemmeno lei.

Esco. Non c’è un minuto da perdere. In questura incontro il mio compagno, Buddy, scapolone d’oro. Vaghiamo tutta notte. La mente sveglia e i sensi all’erta. Sono in pochissimi a girare per le strade. Le luci dei grattacieli sono accese ma gli uffici sono vuoti.

Torno a casa alle 8.00 del mattino del 25 dicembre. Entro in camera da letto e trovo mia moglie che russa. Si sveglia.

– Com’è andata?

– Bene. La città è al sicuro.

– Grazie al tuo aiuto fondamentale.

– Certo.

– Vaffanculo Guido. L’anno prossimo non disturbarti a tornare a casa.

Mi tolgo la divisa, la pistola sotto al cuscino. Mi addormento, fiero di me. Mia moglie non capisce di essere sposata con un eroe.

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