Una famiglia che fa blocco. “I quattro fiumi” di Vargas e Baudoin

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Le disgrazie capaci di “vivacizzare” un’esistenza sono infinite. Il creatore deve aver riscontrato nelle sue creature il timore della noia così ha concesso all’uomo l’abilità di infilarsi nelle situazioni più drammatiche e violente. Non abbiamo avuto il tempo naturalmente di opporci a questa sua decisione. Ci siamo trovati dall’oggi al domani capaci delle peggiori nefandezze come di irrilevanti reati scontabili con pochi mesi di carcere.

La borsa

E di poco conto possiamo considerare, in apparenza, la rapina che Grégoire e l’amico Vincent compiono ai danni di un vecchio. Gli portano via una borsa in tutto e per tutto insignificante se non per il contenuto: fazzoletti di carta, un grosso coltello a serramanico, una bottiglietta piena di un liquido nero rossastro, tessere intestate a persone diverse (una anche di un poliziotto), ciocche di capelli e molto altro ancora.

Vincent, spavaldo e sicuro di sé, torna a casa col bottino e chiama l’amico Grégoire, insicuro e a suo agio solo con l’asfalto su cui scivola grazie ai suoi pattini. Vincent, dopo avergli raccontato in modo dettagliato il contenuto della borsa dice di volersene disfare, cosa che non ha il tempo di fare dato che verrà assassinato quella stessa notte. L’intramontabile Adamsberg, già noto agli affezionati della Vargas, insieme al tenente Danglard, partendo dal complice, il primo sospettato per l’omicidio di Vincent, comincerà a investigare fino a scoprire di trovarsi davanti alla famigerata “Ariete”. Grégoire sarà costretto a scappare a bordo dei suoi pattini, insieme a Calamity, una gallina dai larghi orizzonti.

Tra voracità e indugio

“I quattro fiumi”, sceneggiato da Fred Vargas e illustrato da un’incredibile Baudoin, è un giallo a fumetti. La voracità del lettore, ansioso di arrivare alla fine per scoprire come va a finire la storia di Grégoire, stride piacevolmente con la tentazione di indugiare sulle tavole del disegnatore francese per poterne godere il più a lungo possibile. Al lettore succede la stessa cosa che capita a chi si trova di fronte, nel romanzo, alla statua intitolata proprio “I quattro fiumi”: torna, torna e ritorna a poggiare gli occhi su quel manufatto. “I quattro fiumi” è un monumento imponente costruito dal padre di Grégoire che con i fratelli ha recuperato tutto il materiale utile all’artista: lattine e tappi di birra. L’opera è ispirata alla Fontana dei quattro fiumi del Bernini, che rappresenta le quattro parti del mondo: il Gange, il Nilo, il Rio della Plata e il Danubio.

Una famiglia che fa blocco

Quattro sono anche i figli di colui che dei “Quattro fiumi” è l’autore. Probabilmente, agli occhi del padre, quei quattro infiniti corsi d’acqua paiono ruscelli se messi a paragone coi suoi figli. Una famiglia fatta di soli uomini, tradita dalla madre, andata con un signore ricco e facoltoso, lasciando il padre con un ultimo pericoloso messaggio: tu sei padre solo di uno dei quattro ragazzi. Ognuno, vicendevolmente, trova in sé e nell’altro una somiglianza che possa far pensare di essere il “vero” figlio del padre ma loro sono una famiglia che fa blocco, e l’uno per l’altro sono disposti a fare qualsiasi cosa, raccogliere i tappi come andare i prigione.

Senza noia e senza paura. I disegni in bianco e nero di Baudoin sono incredibilmente…

ne parliamo dopo che l’avete letto.

cop

 

FRED VARGAS E BAUDOIN

“I quattro fiumi”

Einaudi

Pagine 223, € 17.00.

 

 

 

 

 

 

 

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