Valeria Montaldi racconta Isabel Allende

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La deformazione professionale di una scrittrice

Quando scegli di fare un mestiere come il mio, devi essere severo. Con te stesso, innanzitutto: devi curare la scrittura, creare una trama forte, mantenere un ritmo costante. E’ un lavoro che richiede attenzione continua e ti obbliga, per l’appunto, a non lasciarti cullare nell’autoindulgenza. Che lo si voglia o no, questo rigore diventa una forma mentis che inevitabilmente applichi anche ai libri che non scrivi tu: ecco che allora, dopo aver finito di scorrere l’ultima pagina di un romanzo, ti capita di richiuderlo e di considerare che avresti anche potuto fare a meno di leggerlo. Altre volte, più rare, il testo scritto ti rapisce, diventa una sorta di film che si dipana davanti ai tuoi occhi: campo lungo, fermo immagine, luce diretta, ombra, dissolvenza… Come nel caso de “L’amante giapponese” di Isabel Allende, autrice universalmente conosciuta e apprezzata per le grandi capacità narrative.

Fra le mura di un ricovero per anziani

Anche se immaginavo che questo suo ultimo lavoro non mi avrebbe deluso, le mie aspettative di lettrice sono state superate: al di là della consueta padronanza della scrittura, ci sono altri motivi per cui vale la pena di leggere il romanzo. Prima di tutto, la location: l’azione si svolge in una casa di riposo, gradevole e ben tenuta, ma pur sempre casa di riposo. Credo che di questi tempi, proiettati su tematiche prevalentemente giovanilistiche, ci voglia una buona dose di coraggio nel collocare una storia fra le mura di un ricovero per anziani. Poi, l’abilità dell’autrice nel caratterizzare le due protagoniste, una vecchia signora e la sua giovane assistente.

Come se il passato facesse parte del presente

Prive di qualunque sbavatura, le descrizioni sono scevre da facili melensaggini e spesso inducono al sorriso, pur nell’amarezza della situazione descritta. Infine, l’alternanza dei piani temporali, risolta senza forzature, come se il passato facesse parte del presente. In definitiva, un ottimo romanzo, da conservare fra quelli più amati, pronto per essere riletto una seconda volta.

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Valeria Montaldi è giornalista e scrittrice. Vive e lavora a Milano. Ha esordito nel 2001 con “Il mercante di lana”, cui sono seguiti “Il signore del falco”, “Il monaco inglese”, entrambi finalisti al Premio Bancarella, “Il manoscritto dell’imperatore”, “La ribelle” e “La prigioniera del silenzio”, tutti disponibili in BUR. Il sito dell’autrice è http://www.valeriamontaldi.it.

In giro si sente dire che nel 2016 vedrà la luce un suo nuovo romanzo. Non sarà un romanzo storico e non uscirà col solito editore. Staremo a vedere. Importanti novità in arrivo.

 

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