PULP, MOLTO PULP, PURE TROPPO… “Pulp” di Bukowski

bukowskiDi tante cose si sente dire: o si odia o si ama. Solo che nel caso di Bukowski è vero. Non potrebbe essere altrimenti in presenza di uno scrittore dallo stile asciutto e sboccato, che racconta di sbronze in baracci di infimo livello e sesso con donne che in genere non ambiscono al ruolo di First lady degli Stati Uniti. Con lui non esistono sfumature né vie di mezzo. Per farvi capire cosa intendo dire, proverò a scrivere questa recensione come la scriverebbe lui. Cioè, ovviamente peggio di lui.

Scrivere come Bukowski

Diciamo che proverò a scimmiottare lo stile di quello stronzo, ecco. Pulp è una sorta di testamento di Bukowski, l’ultimo romanzo a cui ha lavorato prima di andarsene all’altro mondo. Sapendo già di avere un piede nella fossa, Charles si è divertito ad esorcizzare la morte facendola divenire un personaggio del romanzo. Ovviamente con le sembianze di una donna dal culo da urlo e tette da paura. Poteva essere altrimenti?

Dov’è finito Celine?

Beh, insomma la morte, con le fattezze di questa tettona/culona decide di contattare quel cazzone di Nick Belane, un detective di Los Angeles ubriacone e squattrinato, allo scopo di rintracciare Celine, “il più grande scrittore di Francia”. Questo il succo della telefonata: “Celine è morto.” “No, non lo è. Voglio che lo trovi. Lo voglio.” “Forse potrei trovare le sue ossa.” “No, brutto scemo, è vivo!” Come se non fosse già abbastanza distratto dall’alcool, lo sconclusionato Belane si ritrova a lavorare su più casi contemporaneamente.

bukowski

Nel calderone finisce un po’ di tutto: donne supersexy, mariti cornuti, pedinamenti, figuracce, alieni che minacciano di conquistare silenziosamente la Terra, Passeri Rossi, strozzini, bar di merda con baristi di merda e clienti di merda, il tutto narrato in una salsa rustica in pieno stile Bukowski. Compaiono persino nelle veste di due scagnozzi di un allibratore nientemeno che Dante Alighieri e John Fante (Dante & Fante). Insomma un omaggio ai grandi della letteratura (compreso quel vecchio culone flaccido di se stesso), e volendo osare, anche a Bud Spencer e Terence Hill, visto l’alto numero di scazzottate in cui rimane invischiato il protagonista.

Quando i libri diventano più interessanti della vita

Un po’ troppa carne al fuoco, con qualche eccesso forse evitabile. Ma d’altronde cosa aspettarsi da un’opera con quel titolo (Pulp significa pasticcio), scritta alla fine di una vita di eccessi? In un passaggio del libro si legge: “Nei tempi andati la vita degli scrittori era più interessante di quello che scrivevano”. Questo vale soprattutto per te, caro Charles.

In alto i calici in attesa di ritrovarci un giorno. Probabilmente all’inferno.

pulp-bukowski-liquida-it

CHARLES BUKOWSKI

“Pulp”

Feltrinelli

Pagine 184, € 8.50.

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