Una dolce agonia. “La letteratura nazista in America” di Roberto Bolaño

R.BolanoDa tempo su un ripiano nobile della mia libreria giace 2666, il mastodontico capolavoro di Roberto Bolaño, che mi osserva con aria torva e minacciosa. Talvolta mi avvicino, con il dovuto timore reverenziale, lo strappo dal suo giaciglio, lo maneggio, annuso l’odore della carta, poi lo apro, leggendo qua e là frasi scollegate, piccole gocce in quell’oceano di inchiostro che compone il corpulento volume. Poi lo ripongo con cura, ogni dannata volta, ripromettendomi di calarmi a capofitto tra quella selva di trame e sottotrame intrecciate, ma sinora il mio proposito è rimasto sospeso in un limbo indefinito.

Ci vuole fegato ma soprattutto molto tempo per impelagarsi in un’avventura del genere, e io al momento non dispongo a sufficienza né dell’uno né dell’altro. Proprio come chi pavidamente non ha coraggio di tuffarsi nell’acqua fredda dell’oceano per il primo bagno di stagione, e preferisce immergersi pian piano, centimetro per centimetro, prolungando così la propria agonia, così ho deciso di accostarmi a cotanto autore per gradi, attraverso la lettura di un’opera più snella e meno impegnativa.
La scelta è ricaduta su “Letteratura nazista in America”, opera del tutto particolare e sui generis, nella quale Bolaño si diverte ad inventare di sana pianta delle biografie di scrittori, quasi tutti sudamericani, accomunati da più o meno accese simpatie hitleriane.
Va detto che le vite raccontate appaiono verosimili, particolare rilievo viene dato non solo alle presunte opere dei protagonisti, ma ai rapporti con il mondo letterario e con la critica, oltre che alle vicende personali, spesso intrise di malinconia e caratterizzate da clamorosi fallimenti in ambito sentimentale.

Il taglio è apparentemente enciclopedico, sembrano prevalere la freddezza e il distacco, tuttavia Bolaño non resiste alla tentazione di seguire il proprio istinto, raccontando particolari della vita di alcuni dei fantomatici scrittori, con il piglio di narratore navigato quale egli è. Un esempio fra tutti, lo struggente incontro che sancisce la fine del matrimonio di Imma Carrasco. “Picchiami” arriverà ad implorare la fantomatica poetessa messicana, ormai ammalata, al marito, in un ultimo disperato tentativo di trattenerlo a sè.

Esperimento letterario? Forse. Bolaño sfoggia una cultura vastissima (evidente il retrogusto borgesiano), ma è bravo a non annoiare il lettore evitando una stancante ripetitività e creando personaggi alle prese con opere e vicende personali via via sempre più stravaganti. Non è da escludere che in alcuni passaggi l’autore si sia divertito a creare la parodia di qualche scrittore realmente esistito. Il risultato, in fin dei conti, risulta godibile. L’opera non si può definire imperdibile, ma è certamente consigliata a chi intende approcciare in modo soft uno dei giganti della letteratura moderna come Roberto Bolaño.


ROBERTO BOLAÑO

“La letteratura nazista in America”

Adelphi

Pagine 250,  € 19,00.

 

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