Genio in pillole -“Racconti e prose brevi”di Beckett

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«…Si tolse tutto, con una lentezza da stuzzicare un elefante, salvo le calze, destinate senza dubbio a portare al colmo la mia eccitazione. Fu allora che mi accorsi del suo strabismo.» (da Primo amore)

Che tenerezza mi fanno quelli che «Ah, Beckett, lo conosco!» – poi, con un sorriso che va da uno zigomo all’altro – «ʺAspettando Godotʺ» dicono, con icastica semplicità.

A tutti quelli rispondo (Siete pronti? Vado!): «Brutta testa di *****! Apparte che ʺAspettando Godotʺ non è nemmeno il più bel testo teatrale di Beckett (vatti a leggere ʺFinale di partitaʺ, *******!): prima di passare al teatro il nostro si era fatto le ossa su un bel po’ di prosa, e con fatto le ossa intendo dire che aveva già scritto alcuni capolavori in inglese, poi, stufo di essere troppo bravo, era passato al francese, tanto per mettersi in difficoltà, e lì giù altri capolavori, poi, solo poi, è approdato al teatro…».

Va beh, tenerezza non è proprio la parola giusta… Comunque sia, chapeau all’Einaudi per questa selezione, operata su un arco temporale di circa sessant’anni, che raccoglie il meglio della prosa breve del nostro aquilotto: dalla commovente bellezza di Primo amore allo sperimentalismo dei Testi per nulla.

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Stupisce l’evoluzione di un autore che non ha mai smesso di interrogarsi sulla propria scrittura. Una riflessione: uno pensa di leggere in Beckett l’impossibilità di dire qualcosa – sul mondo, sull’uomo, eccetera. Io penso che, fosse stato  solo per questo, per dirci che non ci sono più storie possibili, allora, scusate, io penso che B. non si sarebbe preso tanto disturbo. Magari ci avrebbe lasciato una nota scritta, così. Dopo la lista della spesa. «Sai che c’è, tesoro, non c’è più un cazzo da scrivere».

No. Il cavillo è proprio questo: anche quando la Storia dovesse arrivare a una punto d’arresto, anche quando non ci fosse più niente da dire o storie da raccontare, ci sarà sempre uno che imperterrito continuerà a raccontare. Anche sottoterra. Non importa cosa. Come a dire che le storie non si estingueranno mai.

Va beh. Discorsi seriosi a parte, i testi sono molto divertenti, almeno per me. Almeno i primi. Gli ultimi sono incomprensibili. Ma va bene così, B., ci piaci così.

Prendetelo, cullatelo, tenetelo sotto il cuscino prima di andare a dormire, cucitevelo addosso. Insomma non perdetelo di vista.

Troppi cuoricuoricuori, prossima volta prometto una stroncatura. Baci!!!

M.d.A.

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SAMUEL BECKETT

“Racconti e prose brevi”

Einaudi

Pagine 273, € 21.

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