L’onestà di una vita mediocre. “Il commesso” di Bernard Malamud

brooklnMorris Bober è un insignificante negoziante ebreo. Ha dedicato la sua intera vita a un negozio di alimentari a Brooklyn che gli ha sempre dato, dal giorno dell’inaugurazione, ciò che bastava per vivere. Tutto sommato non aveva di che lamentarsi. Se è vero che l’America che l’aveva accolto da migrante non aveva mantenuto le promesse che l’avevano fatto sognare di mandare all’università sua figlia, almeno gli aveva dato ciò che la Russia non aveva saputo assicurargli: da mangiare. Le cose precipitano quando nella via di Bober aprono altri alimentari. Fanno offerte strepitose, gli scaffali sono sempre pieni di cibo fresco. La concorrenza è strepitosa tanto da mandare a picco gli incassi del piccolo ebreo. Incapace di effettuare alcun cambiamento, Bober rimane fedele alla sua onestà, che gli fa preferire il latte nelle bottiglie di vetro a quello in cartone, seppur condannandolo all’incapacità di difendersi dalla disonestà altrui.

Non c’è mai fine al peggio

Nel mezzo della crisi, una sera, entrano in negozio due uomini. Voglio i soldi della giornata. Bober senza lottare tira fuori dalla cassa l’intero incasso che ammonta a pochi dollari. I due pensano che l’ebreo voglia fare il furbo così lo picchiano sulla testa. Bober sviene e i due scappano con la refurtiva. Bober, sconvolto e mal ridotto, è costretto a stare a casa per alcune settimane. Il negozio, col solo aiuto della moglie Ida, non avrebbe potuto tirare avanti, nonostante Bober non rispetti i comandi del medico e scenda più volte al giorno per tenere in ordine gli scaffali e servire i pochi clienti che ancora non l’hanno tradito.snow

Provvidenziale – anche se come si scoprirà durante la lettura la provvidenza non c’entra niente – è l’arrivo di Frank Alpine. Il “commesso” del titolo entra in scena.

La voce del narratore si sposta dalla testa di un personaggio all’altra, come Dostoevskij ha insegnato a fare a tutto il mondo. Il narratore ci racconta le ragioni della tristezza di ognuno dei personaggi, a partire dal negoziante e dal commesso. Ma c’è anche Ida, la moglie di Bober, che diffida di tutti i “goy” (persone che non professano la religione ebraica) e sogna che la figlia sposi un ragazzo ebreo che possa garantirle un futuro prospero. C’è Helen, la figlia di Bober  e Ida, appunto, che non sogna altro che andare all’università. C’è Ward, figlio del poliziotto del quartiere, che vaga per le strade di Brooklyn rubando e bevendo, sperando di non essere preso dal padre.

La reazione alla disillusione

Un romanzo incredibile che con uno stile monotòno, caratteristico di Bernard Malamud, ci appassiona e ci fa provare “una strana sensazione, come se si stesse allontanando da quelle pagine stampate e stesse invece leggendo qualcosa sul proprio conto”. Come ci siamo sentiti chiamati in causa leggendo “Memorie dal sottosuolo”, così lo siamo leggendo “Il commesso”. Malamud ritrae in questo romanzo il momento in cui tutti i personaggi si rendono conto di non aver realizzato ciò che avevano sempre sognato. Come reagiremmo? Cosa ci porterebbe a fare la disperazione? Cosa saremmo disposti a rubare in una notte di fame? In attesa di rispondere a queste domande, Malamud ci racconta come si sono comportati in questa situazione i suoi personaggi.

Personaggi “per nulla letterari”

L’azione è poca, come in “L’uomo di Kiev”. Non ci sono colpi di scena. Ci sono solo i personaggi – definiti da Giorgio Fontana “per nulla letterari” – che si raccontano e cercano di scusarsi con noi e loro stessi per gli sbagli che hanno commesso.

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BERNARD MALAMUD

“Il commesso”

Minimum Fax

Pagine 327, € 13,50.

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