Partiture per un delirio. “Moravagine” di Blaise Cendrars

cendrars-the-badassCominciamo dal titolo.

Moravagine.

Un nome che evoca disastri tellurici, incidenti aerei a velocità supersoniche, smottamenti improvvisi, un nome che da solo merita un capoverso.

Moravagine è il protagonista di questa epica delirante tragicomica, che si srotola ai quattro angoli del globo: principe caduto in disgrazia, dichiarato pazzo, questo Zarathustra iperbolico del nuovo millennio, evade dall’istituto psichiatrico dov’è rinchiuso e si lancia a rotta di collo in mille rocambolesche avventure sempre oltre i margini della legalità. A fargli compagnia, anche in veste di voce narrante, uno psichiatra illuminato (o forse più pazzo dei suoi stessi pazienti).

Cendrars mette a disposizione del lettore tutta la sua esperienza di giramondo, e il risultato è questo testo spiazzante, dal ritmo discontinuo e dagli effetti altalenanti. Si legge sul retrocopertina: “romanzo ‘antiletterario’, nel suo ritmo ora incalzante come un film d’azione, ora sincopato come un brano jazz …” (ed. Mondadori, oscar classici 1991): noi che non abbiamo esigenze di promozione possiamo avanzare dubbi sul fatto che questo effetto “montagna russa” sia effettivamente ricercato.

Lo stesso Cendrars ammette, nelle note che concludono la detta edizione, di aver alternato fasi di scrittura febbrile ad altre di pura repulsione, specie verso la fine. Di questo, ahimé, se ne avvede anche il lettore meno accorto. D’altronde come biasimarlo. Scrivere è un duro mestiere, e per Cendrars girovago dev’essere stata una tortura oltre limite il barricarsi tra quattro pareti per mesi e mesi a lavorar di polso e meningi, soprattutto meningi.

Comunque, nonostante il passo strascicato dell’ultima parte, il nostro non perde una certa crudele freschezza e ci confeziona un piccolo gioiello, un balletto assurdo dove la parola è l’azione.

Intendiamoci. Cendrars non avrà la scrittura dirompente, la solidità del suo connazionale Céline (a cui toccherà l’onore, e l’onere, di tenere disserrate le mascelle dei suoi contemporanei per più di un lustro, prima di essere arrestato per collaborazionismo), ma scrive bene. Ci regala alcune pagine per me memorabili (es. pag. 177-180 su Olympio l’orang-utang). E, in definitiva, un libro che merita di essere letto. Beh, sicuramente più di altri che si vedono in giro…

M.d.A.

blaise-cendrars_4010637

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...