La persistenza della memoria. “Sans Soleil” di Chris Marker

Questa è roba grossa, roba che scotta.

Se l’incipit stile noir anni ‘40 non convince (lo capisco), proviamo con lo spunto citologico.

«Che quella faccenda complicata e complessa che è una cellula sia nata spontaneamente e per caso sulla Terra ha la stessa probabilità che un tornado, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un Boeing 747 perfettamente funzionante.» (Fred Hoyle)

Voglio riformulare questa simpatica citazione, che uso invero piuttosto gratuitamente. Se anziché parlare di tornado avessimo detto, chessò, la probabilità di creare, maneggiando e montando riprese diverse, effettuate in maniera indipendente da persone diverse, nei più disparati angoli del globo (Giappone, Guinea Bissau, Islanda, ecc), la probabilità di creare, dicevo, un capolavoro?

Tralasciando di aver posto la questione in modo relativamente capzioso, ché qui la casualità non c’entra, quanto vale questa probabilità?
Beh, non è alta, diciamo, a meno che non siate un genio e vi chiamiate Chris Marker. Anche se qui più che di genio si parla di poesia. Poesia per immagini (scusate il cliché).

Tra metafore ardite e immagini giuste

Ora, esistono diverse forme di poesia. Chi preferisce metafore ardite, costruzioni bustrofediche e chi, semplicemente, sceglie le immagini giuste. È questo il nostro caso. Perciò niente carrellate vertiginose, bracci meccanici e 4D: se cercate quel tipo di esperienza dovete consultare la sezione “Artsy, blockbuster e piaghe da decubito: prevenzione e cura”, ancora in lavorazione presso il nostro sito.

Non esiste un film altrettanto bello

Considerazioni in ordine sparso: 1) Anche qui la trama ve la sognate. Se a vostro parere un film senza trama non regge, vi rimando alla succitata sezione. Lasciateci la mail e vi avviseremo quando sarà ultimata. 2) Prima di vedere questo film ritenevo le classifiche un’idiozia. Ora vi dico che non esiste un film altrettanto bello. E sì che a suo tempo mi sono fatto le ossa su un bel po’ di lavoretti, alcuni noti altri meno. E quando ormai ero convinto di saperla lunga in fatto di cinema… – ZAC! – eccomi costretto a calare le braghe. Ma lo faccio con piacere, voilà. E siccome le rivelazioni, come i guai, non arrivano mai da sole 3) CURIOSITÀ: Poco dopo aver visto Sans Soleil, ecco che incappo in un altro filmone, quello del sempreverde Oppenheimer: parlo di The act of killing, per me secondo solo al film di Marker. «Due documentari!» – commenteranno i cinefili più incalliti, o forse solo quelli abbastanza volenterosi da fare una ricerca incrociata su Wikipedia. Quasi. Perché Sans Soleil non è un documentario: è un documento esistenziale, un flusso di coscienza, chiamatelo come vi pare. Ma non è un documentario.

Non credete a me, credete al genio di Chris Marker

Dunque, se vi è difficile credere all’esistenza di cicloni con l’hobby dell’ingegneria aeronautica (lo capisco), credete almeno al genio di Chris Marker. E guardate questo film. Oppure guardatevi l’ultimo capitolo della saga di Iron Man. I gusti son gusti, lo diciamo sempre.

M.d.A.

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