Sbagliati Sbadigli – “Vergogna” di Coetzee

Vorrei essere uno di quei critici che, quando si alzano la mattina, come prima cosa, pisciatina, colazione, stroncatura. Vorrei. Ma non lo sono.

Il fatto è che preferisco di gran lunga parlare dei libri che ho amato anziché di quelli che mi han sfrangiato i maroni a strisce, un po’ perché mi sembra uno spreco di tempo scrivere di qualcosa che non mi interessava prima né mi interessa ora, un po’ perché un certo timore prudenziale mi trattiene dallo scagliarmi con furore belluino contro l’opera di un autore rinomato, per evitare di essere poi additato a mia volta (ben consapevole di quanto sia difficile arrivare al cuore del lettore). Ma per esigenze di copione, mi toccano (ahimé) le stroncature, altrimenti credereste che ogni cosa che leggo sia bellizzima, spumeggiante e via dicendo. Dunque, visto che ci tocca, diamoci dentro e che stroncatura sia.

Il bersaglio di oggi sarà nientepopodimeno che J.M.Coetzee (premio Nobel 2003) e il suo Vergogna. Esigenze di copione numero 2, dovrei fornirvi una breve sinossi del libro. Ecco qua, con dicitura SPOILER per chi non vuole saperne di rovinarsi la trama.

SPOILER >>> David Lurie, insegnante dell’università di Cape Town, finisce a letto con una delle sue studentesse. Il fatto diventa notorio e il povero David, travolto da un turbine mediatico, preferisce rinunciare alla carriera e trasferirsi in campagna dalla figlia. Ma la vita agreste non è facile come sembra… FINE SPOILER

Yo. Passiamo ora al commento vero e proprio. Premetto che il libro parte molto bene, perciò non fatevi fregare. Le parole sembrano tagliate nel marmo, il ritmo – umoristico – è incandescente. Ma già dopo le prime 30 pagine (circa, non ho il libro sottomano)… Boh, al nostro John Maxwell si scuce un bottone di troppo, non riesce più a tenere botta e gli escono le trippe di fuori. In una parola: ridondanza.

Da un certo punto in avanti, è tutto un florilegio di dettagli realistici (dettagli, appunto), che infarciscono la narrazione, talvolta per tenerla animata (ma a me lettore cosa frega di sapere quant’è ridicolo il cappello della signora a pagina X?), talvolta… e questo è peggio, per il virus del naturalismo che ha ormai infettato tanta parte della letteratura anglosassone. Non ho niente contro il naturalismo in sé, ma bisogna riconoscere che ogni arte è frutto di una selezione e che la riproduzione fedele, supina di una realtà quotidiana possa suonare, a volte, più irreale di qualsiasi fantasia.

Con questo non voglio criticare l’intento, pure lodevole, dell’autore di dare un quadro credibile della situazione sociale del suo paese eccetera eccetera, ma semplicemente osservare che, da un certo punto in avanti, il nostro sia più interessato a raccontare la sua storia che a come ce la racconta, e quindi, narrazione che si trascina piattamente da una parte, bieco particolarismo dall’altra. I bottoni saltano, le trippe ballano. Yaaawn.

Oh, son riuscito a leggerlo tutto comunque, le pagine non sono troppe e poi volevo vedere come finiva. Ma se volete dare retta a me, stampatevi il primo capitolo e il resto… Mah, fate un po’ come volete. Siete liberi. Peace.

M.d.A.

 

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