Un’estrema dignità. “Fame” di Knut Hamsun

20090805-023_2742562aEcco che andavo in giro tormentato dalla fame e che le budella mi si torcevano come vermi. E nulla mi garantiva che entro la fine della giornata avrei trovato qualcosa da mangiare.  Quanto più il tempo passava, tanto più sentivo svuotato fisicamente e moralmente.  Di giorno in giorno commettevo azioni sempre più disonoranti. Dicevo bugie senza vergognarmi, truffavo la pigione alla povera gente, giocavo persino col pensiero schifoso di approfittare della coperte altrui… senza alcun pentimento, senza rimorsi di coscienza.

La miglior cosa che abbia mai scritto

 A parlare è un giornalista, il quale, a dire il vero, ultimamente ha qualche problema con la scrittura. Fatica a scrivere anche se quando riesce a buttar giù qualcosa, con modestia, dice di aver scritto “la miglior cosa che abbia mai letto”.

In scena la miseria

Questo giornalista norvegese vive a Christiania, “quella strana città che nessuno lascia senza portarne i segni”, l’odierna Oslo, per la quale vaga di giorno e la notte, quando viene sbattuto fuori da qualche pensione per non aver pagato la pigione. Christiania è il teatro per mettere in scena la miseria, l’estrema povertà che inesorabilmente costringe l’uomo che ne soffre a combattere contro quel tremendo nemico che è la fame.

Un’estrema dignità e un’austera onestà

Una fame che prima di tutto è fisica, è la stessa fame che provano gli orsi al polo nord e i canguri nell’emisfero australe. Una fame che ti svuota “fisicamente e moralmente” e ti costringe a non fare più affidamento sulle tue facoltà mentali. Ma a combattere questa fame ci sono un’estrema dignità e un’austera onestà, che spingono l’uomo a farsi morire di fame piuttosto che accettare accettare elemosina o rubare.

Tra depressione ed euforia

Tra una pensione e l’altra, tra un articolo accettato e uno rifiutato, tra giorni di depressione e ore di euforia, entreranno in gioco due personaggi forse capaci di togliere dalla misera il nostro giornalista: una misteriosa donna, prima di tutto, e il suicidio, in secondo luogo.

L’onestà e la forza di quest’uomo riusciranno a dargli la forza di combattere questa fame? Preferirà l’abbraccio della donna o quello della morte?

Hamsun ispira Fante per Arturo Bandini

Questo romanzo, che ricorda a tratti il sognatore delle “Notti bianche” di Dostoevskij, è stato sicuramente parte delle cause che hanno portato John Fante, lo scrittore italo-americano, a creare un personaggio come Arturo Bandini, anch’egli senza i soldi per pagare la pensione, anch’egli con problemi d’ispirazione nella scrittura, anch’egli inesorabilmente vagabondo metropolitano, anche se naturalmente la città in questione non è più Oslo ma Los Angeles. Ultimo, forse il più importante, carattere che Fante estrapola dallo scribacchino di Hamsun è la sua essenza visionaria, la capacità di sostituire totalmente la realtà esterna con una realtà interamente ricreata ad arte, anche per lunghi archi di tempo.

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KNUT HAMSUN

“Fame”

Adelphi

Pagine 182, € 10.00.

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